domenica 18 dicembre 2016

Chi ha paura dei segreti di Padre Pio? Chi cercò di...

Nel 1996 moriva Giuseppe Sala, un nome poco noto ai più, ma fu l’ultimo medico al capezzale di Padre Pio. Morendo, lasciò un memoriale destinato a lanciare lunghissime ombre sulla morte di Padre Pio, perché sostanzialmente confermava le tesi di un giornalista (Malatesta) secondo cui alcuni frati vicini a Padre Pio avrebbero ordito una congiura contro il Santo.


Questi frati erano padre Clemente di Santa Maria in Punta, padre Carmelo di San Giovanni in Galdo, padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi. Secondo Malatesta questi tre frati avrebbero nascosto la notizia che le stigmate di Padre Pio andarono progressivamente scomparendo nelle sue ultime ore di vita (evento di cui Mixer invece trasmise un filmato esclusivo, risalente all’ultima messa di Padre Pio).
Perché avrebbero tentato di occultare un fatto tanto straordinario? Perché il prodigio avrebbe significato l’arrivo di medici e scienziati i quali avrebbero potuto facilmente constatare come San Pio non era stato assistito a dovere nel suo ultimo periodo di vita e nemmeno nelle ultime ore.
Secondo Malatesta Padre Pio non sarebbe stato in grado di officiare la sua ultima messa del 22 settembre 1968, ma fu costretto da questi tre frati non solo perché si trattava della giornata dei gruppi di preghiera (che garantiva ingenti entrate economiche), ma anche perché doveva avvenire pubblicamente il passaggio di consegne dell’organizzazione da Padre Pio a Padre Carmelo.
Durante quella messa Padre Pio era già agonizzante, e nonostante questo fu lasciato dormire da solo nella sua cella, senza assistenza medica. Il dottor Giuseppe Sala arrivò solo per caso, e constatò che nonostante Padre Pio fosse affetto da una crisi asmatica, non c’erano bombole dell’ossigeno in camera.

giovedì 15 dicembre 2016

Se state usando questo farmaco smettete immediatamente L'allarme scoppiato avverte che è mortale

Allarme farmaco: provoca la MORTE. Se lo state usando smettete subito. Sette alti dirigenti del ministero della Salute sono sotto inchiesta: per gli uomini della Gdf avrebbero omesso di vigilare sul regime delle sostanze che provocano l’anoressia. Sostanze messe al bando da oltre un ventennio dalla Food and drug administration ma che in Italia, anche se vietate, potevano essere acquistate sotto forma di preparati galenici, ossia medicinali preparati nel laboratorio di una farmacia. L’indagine parte dalla morte di Luigi Marzulli, nel 2009. Il 37enne deceduto per le conseguenze di una dieta dimagrante. L’uomo utilizzava la fendimetrazina, farmaco vietato ma venduto in alcune farmacie. Secondo il Corriere della Sera, 


 l’ultima sostanza interdetta (nel maggio 2015) è la norefedrina, nota come fenilpropanolamina, che sostituiva la fendimetrazina, la sostanza killer di Marzulli. I militari si chiedono come mai una sostanza vietata per legge non sia stata inserita nella tabella delle sostanze da bandire nei prodotti galenici. I sette funzionari sarebbe perciò direttamente responsabili di altre casi gravissimi avvenuti a Roma: la morte di una signora, avvenuta in seguito a una dieta a base di norefedrina, e le lesioni gravissime di un’altra donna, colpita da ictus nel 2014 e il cui marito ora si batte insieme al padre di Marzulli per la causa. I due hanno eseguito vari esposti per le procure d’Italia al fine di far vietare la sostanza. Dagli approfondimenti c’è anche la possibilità di una nuova ipotesi di reato: intralcio all’indagine. I sette avrebbero infatti cercato di allontanare i sospetti suggerendo che la sostanza killer fosse consentita. Una sentenza del Tar però smentisce la tesi degli indagati: la norefedrina è da sempre vietata.

mercoledì 14 dicembre 2016

Attenzione potrebbero finire anche sulla vostra tavola. Il nuovo allarme carne

Messina, carne “adulterata” pronta al consumo: blitz della polizia. Fatta luce nel messinese di una vera e propria filiera illegale di “ingenti quantitativi di carne adulterata, e quindi pericolosa”, “destinata al consumo”. Sono 50 gli indagati e 33 le misure cautelari. Coinvolti anche veterinari dell’Asp di Sant’Agata Militello. “Nuovo scandalo di carni infette, macellazione clandestina e attentato alla salute dei consumatori” dice il Codacons.

 “Un’altra storia torbida di connivenza tra istituzioni e organizzazioni criminali, quella relativa alle ordinanze di misura cautelare emesse oggi in Sicilia nella zona dei Nebrodi”. Il Codacons, che da anni richiama l’attenzione sulla macellazione clandestina in Sicilia, già nel mese di giugno aveva lanciato l’allarme, presentando esposti alle nove Procure della Repubblica siciliane e chiedendo al Nas controlli sulle condizioni degli allevamenti di animali destinati alla produzione di carne e trasformati. L’obiettivo era verificare l’eventuale esistenza di omissioni nei controlli da parte dei soggetti preposti, l’eventuale abuso di antibiotici e farmaci abusivi miscelati nell’acqua, che inevitabilmente, dopo essere assunti dagli animali, finiscono sulle tavole dei consumatori. Oggi il Codacons annuncia la propria costituzione di parte offesa e chiede a tutte le autorità competenti di “avviare urgentemente controlli a tappeto in tutte le province siciliane, in modo da scongiurare ulteriori gravi rischi alla salute dei consumatori”. “Appare chiaro che operazioni come quella di oggi dimostrano che si è sulla giusta strada e che la parte non sana dei nostri Nebrodi, che è quella minoritaria, deve essere sostituita con l’esempio di tanti imprenditori e allevatori onesti che con tanti sacrifici hanno portato avanti nel nostro territorio le eccellenze che tutti ci riconoscono”. A dirlo è Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, nei mesi scorsi scampato a un agguato mafioso. “Il nostro marchio ‘Nebrodi Sicily’, unico tra l’altro a prevedere la certificazione antimafia, rappresenta per i Nebrodi il giusto connubio tra il buono, il pulito ed il giusto”. (Adnkronos)

lunedì 12 dicembre 2016

Honduras, "la statua della Madonna piange davanti ai fedeli" incredibile reazione d....

In Honduras "una statua della Madonna proveniente da Medjugorje, benedetta durante un'apparizione dai frati francescani della provincia di Mostar, ha cominciato a lacrimare copiosamente domenica scorsa 17 luglio 2016, proprio nel primo giorno della novena a San Giacomo, patrono di Medjugorje". E' quanto scrive Paolo Brosio sulla sua pagina Facebook riportando la notizia del quotidiano 'La Tribuna', "rimbalzata immediatamente in tutti i paesi della ex Jugoslavia".


"La lacrimazione - prosegue il giornalista - è avvenuta alla presenza di numerosi testimoni tra i quali Ivis Romero, coordinatore del centro pastorale dell’università cattolica. La statua era custodita nella cappella della chiesa del campus universitario cattolico della città di Danli".
Della vicenda "se ne sta occupando in prima persona" il cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, "uno tra i più stretti collaboratori di Papa Francesco" scrive Brosio. Nel luogo dove è avvenuto il fenomeno "stanno affluendo decine di migliaia di persone da tutto il Centro America".

Il miracolo di Suor Maria di Gesù Crocifisso che lasciò gli scettici in silenzio, forse il miracolo più documentato della storia

Stando alle statistiche, sulla Grande Rete il tema religioso è tra i primissimi per presenza e partecipazione, spesso talmente appassionata da giungere talvolta sino al diverbio. Tra i temi più caldi e ricorrenti, vi è quello del «miracolo»: la possibilità, cioè, di «spiegare» eventi umanamente inspiegabili solo ipotizzando un intervento soprannaturale.
Sono molti, ovviamente, coloro che negano questa possibilità. Uno di questi scettici (un intellettuale piuttosto noto) in un forum internazionale mi ha amichevolmente sfidato, chiedendomi di portare un caso, anche uno solo, documentato in modo inoppugnabile e che fosse recente, non avvolto nelle nebbie di secoli lontani.
A lui e ai frequentatori del sito ho così raccontato una storia che si è svolta la sera del 26 agosto del 1988, a poche miglia dal porto di Callao, il maggiore del Perù, dove — al termine di una esercitazione — si stava dirigendo il sommergibile Pacocha. Lungo oltre 100 metri, dall’aspetto imponente, era in realtà un ferrovecchio: costruito nel 1943 per la marina degli Stati Uniti, era stato ceduto nel 1974 a quella peruviana, che lo usava per pattugliare le coste. Poiché l’attracco alla banchina del porto era imminente, tutti i portelli erano già aperti e sollevati. All’improvviso, la collisione con una baleniera giapponese 


  in uscita: una grande nave con la prua corazzata per rompere il ghiaccio nella battute antartiche. Sventrato a poppa, il Pacocha imbarca subito un’enorme quantità di acqua e comincia ad inclinarsi verso il fondo. Intrappolati tra le paratie, muoiono tre marinai, tra i quali il comandante. Quello in seconda, il trentaduenne tenente di vascello Luìs Cotrina, ordina l’evacuazione attraverso il portello di prua, dal quale in effetti riescono a gettarsi in mare alcuni membri dell’equipaggio, prima del rapidissimo affondamento totale.
Quando il sommergibile è interamente coperto dalle acque, ci si rende conto che quel portello usato come via di fuga non si è chiuso e non può chiudersi: per l’urto, le leve di chiusura sono uscite dai loro alloggiamenti e ne impediscono la serrata. Resta aperta, così, una larga fessura, da dove entra una cascata di acqua la cui portata, a causa della pressione, diventa tanto più violenta quanto più il sommergibile scende verso il fondo. Intanto, il giovane Cotrina giace ferito sul pavimento: proprio mentre cercava di aiutare i suoi marinai ad uscire, è precipitato dalla scaletta. Ed ecco, proprio allora, l’imprevedibile.
Il tenente di vascello testimonierà poi, davanti alle commissioni militari e nei processi ecclesiastici cui sarà convocato, che fu investito da una «esplosione di luce», al centro della quale stava il volto sorridente di suor Maria di Gesù Crocifisso, nata nel 1892 in Croazia e morta a Roma nel 1966, fondatrice delle Figlie della Misericordia e il cui processo di beatificazione era allora aperto a Roma. L’anno prima, l’ufficiale era stato ricoverato all’ospedale di Lima e una delle suore infermiere gli aveva donato la biografia della religiosa. In quei momenti drammatici, il volto di suor Maria, visto sulla copertina del volume, gli appare come in un flash accecante e gli dà la certezza misteriosa di un aiuto risolutivo. Come investito da una forza sovrumana, pur ferito per la caduta e vincendo la forza dell’acqua che precipita, riesce ad arrampicarsi per la scaletta e a raggiungere il portello. In quel momento, il sommergibile è inclinato di alcune decine di gradi ed è alla profondità di oltre venti metri.
Come stabiliranno le inchieste della marina peruviana (affiancate da un’indagine della US Navy americana e passate infine al vaglio dei tecnici nominati dalla Congregazione per i santi) la pressione esercitata dall’acqua sul portello equivale a un minimo di cinque tonnellate, compensate per circa una tonnellata dalla pressione interna del sommergibile. Il giovane, dunque, deve sollevare quel portello, vincendo una spinta di quattro tonnellate, per permettere ai ganci di chiusura di rientrare nei loro alloggiamenti. Deve anche, nel frattempo, tenere una mano aggrappata a una maniglia per reggere alla violenza dell’acqua che rischia di travolgerlo. Inoltre, sanguina con abbondanza. A quanto pare, i massimi campioni di sollevamento pesi riescono a staccare dal suolo poco più di 450 chili. Ebbene, sotto le acque del porto di Callao il portello fu sollevato, i ganci furono fatti rientrare, la falla fu richiusa: il peso sollevato dal marinaio peruviano fu, dunque, di quasi dieci volte superiore ai primati olimpici.
Davvero un miracolo, oppure un fatto raro ma spiegabile in certe condizioni, quando l’istinto vitale può spingere a prestazioni straordinarie? Sia i tecnici peruviani che, in seguito, quelli degli Stati Uniti e poi quelli nominati dai tribunali vaticani, hanno discusso tutte le possibilità, giungendo alla conclusione che anche le condizioni più estreme non possono giustificare il sollevamento di 4.000 chili, per molti centimetri e per molti minuti, usando per giunta un braccio solo. Non a caso il Pacocha è stato recuperato e poi demolito, ma la torretta e il portello sono esposti davanti all’accademia navale del Perù, con una targa che non parla solo di valore di un militare ma anche —esplicitamente — di milagro . Di miracolo, insomma. Quel miracolo che, riconosciuto alla fine come autentico, ha permesso la beatificazione di suor Maria, avvenuta a Ragusa, in croato Dubrovnik, per mano di Giovanni Paolo II stesso, il 6 giugno del 2003.
Narrando questa storia, pur documentata come poche altre, non ho ovviamente vinto lo scetticismo del mio antagonista ma, forse, gli ho procurato almeno un attimo di esitazione. Gli ho comunque ricordato che gli archivi della Marina peruviana e americana e quelli della Congregazione vaticana per i Santi sono aperti e a sua disposizione.

Finalmente buone notizie, bollo auto come non pagarlo più. Nell'articolo trovate i dettagli

Dopo molti anni arrivano finalmente le esenzioni bollo
Bollo auto, buone notizie: arriva l’esenzione, ecco come ottenerla. Tra i benefici fiscali riconosciuti ai disabili dalla legge 104/92, emerge l’esenzione del pagamento della tassa automobilistica per i veicoli destinati alla mobilità dei cittadini portatori di handicap o invalidi. Come si legge su Studiocataldi.it, L’esenzione riguarda le autovetture, gli autoveicoli per trasporto promiscuo, gli autoveicoli per trasporti specifici, le motocarrozzette, i motoveicoli per trasporto promiscuo, i motoveicoli per trasporti specifici, sia condotti dai disabili sia utilizzati per il loro accompagnamento, fino a 2000 cc per i veicoli a benzina e fino a 2800 cc per i veicoli diesel. Non beneficiano dell’agevolazione gli autoveicoli, nonostante la specifica destinazione al trasporto disabili, intestati ad altri soggetti, pubblici o privati, come enti locali, cooperative, società di trasporto, taxi polifunzionali, ecc. L’esenzione spetta per un solo veicolo, scelto dal disabile stesso nel caso in cui possieda più veicoli, e la targa di questo deve essere indicata al momento della presentazione della domanda. Il beneficio fiscale spetta al portatore di handicap/invalido intestatario del veicolo oppure alla persona intestataria del veicolo se il portatore di handicap/invalido è fiscalmente a suo carico. Si potrà ottenere l’agevolazione per un secondo veicolo solo se il primo, per il quale si è già beneficiato del beneficio, sia venduto o cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Se manca la cancellazione, la Tassa Automobilistica andrà corrisposta entro il mese successivo alla data in cui si verifica l’evento.

Sono previste quattro tipologie di esenzione:
1) Disabilità con patologia che comporta ridotte o impedite capacità motorie permanenti – Il disabile deve essere stato riconosciuto portatore di handicap o invalido affetto da una patologia che comporta ridotte o impedite capacità motorie Il veicolo, sempre nei limiti di cilindrata previsti, deve essere necessariamente dotato di adattamento tecnico risultanti dalla carta di circolazione.
2) Disabilità con patologia che comporta grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni – Il disabile deve essere stato riconosciuto portatore di handicap o invalido, in stato di gravità, affetto da una patologia che comporta grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni. Il veicolo, sempre nei limiti di cilindrata previsti, non necessita di adattamento tecnico.
3) Disabilità mentale o psichica – Il disabile deve essere stato riconosciuto portatore di handicap o invalido, in stato di gravità, affetto da una patologia mentale o psichica, con riconoscimento della indennità di accompagnamento. Il veicolo, sempre nei limiti di cilindrata previsti, non necessita di adattamento tecnico. 

domenica 11 dicembre 2016

Dopo mesi di assedio, le forze del regime di al-Asad conquistano la città di Aleppo, in quella che è considerata la più devastante sconfitta dei ribelli siriani; in Iraq prosegue l’avanzata delle forze governative per la ripresa di Mosul, la più importante città sotto il controllo del Daesh; la
devastazione degli aerei sauditi in Yemen sembra non fare notizia, eppure la situazione umanitaria è più tragica che mai; in Libia la città di Sirte è stata definitivamente strappata al dominio jihadista.
Un breve schema per capire i principali avvenimenti di questi giorni in queste zone calde della Terra, apparentemente lontane da noi eppure così vicine. Eventi dalla portata potenzialmente globale.

ALEPPO, SIRIA

Nella giornata di oggi le forze ribelli ad Aleppo hanno abbandonato i distretti di Bab al-Hadid e Aqyul, restituendo la città vecchia alle forze governative. L’avanzata delle truppe di al-Asad – che hanno riconquistato circa l’85% dell’intera città – è stata resa possibile dai pesanti bombardamenti che gli aerei hanno effettuato sulle ultime zone della città orientale ancora sotto il controllo avversario.Nel video qui sotto, di pochi giorni fa, al Jazeera mostra la vita degli aleppini che sono scappati dai quartieri sotto controllo ribelle per sfuggire ai famigerati barili bomba dell’aeronautica siriana e alla fame, presenza costante in ogni città sotto assedio. “Non saremmo voluti andare sotto una zona controllata dal regime”, dichiara Fatima, una delle migliaia di persone fuggite dai quartieri orientali nei giorni scorsi. “Ho paura per i miei figli”.
Stando ai dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, nelle ultime operazioni militari ad Aleppo sono rimaste uccise 319 persone, e i razzi usati dai ribelli avrebbero fatto 69 vittime. Le milizie che si oppongono al regime di Bashar al-Asad avrebbero inoltre, come riferito dal ministero della Difesa russo, ucciso il consigliere militare russo in Siria, Ruslan Galitsky.
Mesi di assedio e di bombardamenti da parte delle forze governative (e dei loro alleati russi) hanno devastato i quartieri orientali di quella che un tempo era la città più popolosa della Siria, attaccando civili e impedendo il passaggio di aiuti umanitari. Sia le truppe regolari che le milizie ribelli hanno colpito deliberatamente degli ospedali.Ad Amburgo si incontreranno tra poche ore il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, a margine della riunione annuale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Ocse), per discutere di un cessate il fuoco ad Aleppo. Ma questo incontro potrebbe essere sopravanzato dagli eventi sul terreno: la riconquista di Aleppo, che segna una delle più pesanti sconfitte delle milizie ribelli, potrebbe essere definitiva.

MOSUL, IRAQ

Nella giornata di ieri le truppe irachene hanno condotto diversi attacchi in un’offensiva per riprendere il controllo di Mosul, ultima grande roccaforte del Daesh in Iraq, per porre fine ad una battaglia che dura ormai da più di sette settimane.
Le forze governative, comandate dal generale Abdul Ameer Rasheed Yarallah, hanno condotto un’avanzata significativa, continuando a sottrarre terreno ai combattenti del sedicente Stato Islamico.
“I combattimenti sono molto accesi”, ha dichiarato un residente del quartiere Hay Falastin, “le forze irachene sono passate vicino al nostro distretto, senza però entrarvi”.
La nona divisone armata dell’esercito iracheno avrebbe riconquistato l’ospedale al Salam, a circa un chilometro e mezzo dal fiume Tigri, dopo oltre un mese di combattimenti ravvicinati col Daesh.
Qualche giorno fa l’esercito iracheno aveva dichiarato di aver preso nuovamente il controllo del quartiere Intisar, benché i residenti avessero affermato alla Reuters esattamente il contrario. “Daesh controlla ancora il quartiere, nelle ultime settimane le forze irachene non sono avanzate di un solo passo, in questi distretti. Siamo disperati”. Non è semplice comprendere esattamente la portata di questa operazione.
La battaglia di Mosul si sta rivelando una delle più dure; più di un milione di civili è intrappolato nella città, alla merce degli attacchi suicidi, dei colpi di mortaio e del fuoco dei cecchini. La maggior parte dei civili attualmente non dispone di acqua corrente.
Mosul è la più grande città sotto il controllo del Daesh; perdere questa battaglia significherebbe, per i terroristi, far tornare indietro il califfato di un paio di anni di battaglie.

YEMEN

Se dall’Iraq arrivano delle timide buone notizie sulle perdite delle forze terroriste, nello Yemen la situazione umanitaria è sempre più tragica. E il mondo sembra essere sempre più insensibile al grido di dolore del popolo yemenita, stritolato da guerra, carestia e malattie.Sono circa tre i milioni di yemeniti che la guerra ha cacciato dalle proprie case. Un’esistenza ormai unicamente incentrata sulla quotidiana sfida di trovare cibo ed acqua.
Negli ultimi due anni questa guerra ha fatto innalzare i dati sulla malnutrizione infantile del 200%.
Circa il 50% delle strutture mediche non è più funzionante, soprattutto a causa dei bombardamenti della coalizione guidata dall’Arabia Saudita. In queste settimane si è registrata una nuova epidemia di colera, ormai difficilmente arginabile. Circa un milione e mezzo di bambini, secondo i dati delle Nazioni Unite, soffrono di forme di malnutrizione e 370mila sono in pericolo di vita.
La consegna di medicine ed altri beni umanitari è quasi impossibile, perché strade e ponti sono diventati anch’essi degli obiettivi militari.
La guerra in Siria e in Iraq sembrano mettere in ombra la crisi yemenita, in una sorta di assurda ‘competizione tra tragedie’ sui media mainstream internazionali. Una risposta – mediatica e umanitaria – ben al di sotto delle esigenze. Circa il 50% dei fondi promessi dai donatori internazionali è stato effettivamente consegnato.
“L’umanità ha lasciato il posto alla politica”, ha tuonato uno dei responsabili ONU nel paese, Jamie McGoldrick. “L’umanità non c’è più. Il mondo ha chiuso gli occhi a ciò che sta accadendo nello Yemen”.
Ad al Manjurah, circa 17mila civili vivono in rifugi fatti di paglia e fango. Mahdi Ali Abdullah è uno di loro, che vive lì insieme a sua moglie e ai loro nove bambini. “Siamo terrorizzati dai bombardamenti aerei. Ci muoviamo da luogo a luogo”, ha dichiarato alla Bbc.

SIRTE, LIBIA

Sostenute dai raid aerei degli Stati Uniti, le forze libiche hanno riconquistato Sirte, strappando agli jihadisti la loro roccaforte in Libia.
Dopo ore di scontri, i soldati hanno recuperato gli ultimi quartieri in mano dei miliziani, Ghiza Bahriya. In seguito, come dichiarato dal portavoce Reda Issa, le forze lealiste hanno preso “il controllo totale della città”. In seguito all’infuriare della battaglia, diversi militanti del Daesh si sono arresi alle forze libiche; altri ancora sono stati catturati mentre tentavano di fuggire a nuoto ed evitare le truppe che assediavano la città.
Sirte è stata l’ultimo bastione del dominio del Daesh in Libia. La battaglia per la sua liberazione è durata oltre sei mesi, in cui i terroristi hanno usato ogni metodo – dagli attacchi suicidi e le imboscate fino al posizionamento di trappole esplosive e l’uso dei cecchini – per prolungare il combattimento.
Nei pressi di Sirte sono attivi due ospedali da campo, per fornire cure ai soldati feriti prima di essere mandati all’ospedale di Misurata, lontano 250 km dalla città.
La situazione umanitaria è terribile. Come dichiarato dal dott. Walid al Hamroush, molti bambini sono stati estratti dalle macerie della case devastate dai combattimenti. “I bambini che cerchiamo di curare qui sono in condizioni molto serie”, ha detto Hamroush ad al Jazeera. Alcuni hanno ustioni gravi, che i medici degli ospedali da campo provano a curare con i pochi strumenti a loro disposizione. Molti bambini sono inoltre denutriti e disidratati.