domenica 18 dicembre 2016

Chi ha paura dei segreti di Padre Pio? Chi cercò di...

Nel 1996 moriva Giuseppe Sala, un nome poco noto ai più, ma fu l’ultimo medico al capezzale di Padre Pio. Morendo, lasciò un memoriale destinato a lanciare lunghissime ombre sulla morte di Padre Pio, perché sostanzialmente confermava le tesi di un giornalista (Malatesta) secondo cui alcuni frati vicini a Padre Pio avrebbero ordito una congiura contro il Santo.


Questi frati erano padre Clemente di Santa Maria in Punta, padre Carmelo di San Giovanni in Galdo, padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi. Secondo Malatesta questi tre frati avrebbero nascosto la notizia che le stigmate di Padre Pio andarono progressivamente scomparendo nelle sue ultime ore di vita (evento di cui Mixer invece trasmise un filmato esclusivo, risalente all’ultima messa di Padre Pio).
Perché avrebbero tentato di occultare un fatto tanto straordinario? Perché il prodigio avrebbe significato l’arrivo di medici e scienziati i quali avrebbero potuto facilmente constatare come San Pio non era stato assistito a dovere nel suo ultimo periodo di vita e nemmeno nelle ultime ore.
Secondo Malatesta Padre Pio non sarebbe stato in grado di officiare la sua ultima messa del 22 settembre 1968, ma fu costretto da questi tre frati non solo perché si trattava della giornata dei gruppi di preghiera (che garantiva ingenti entrate economiche), ma anche perché doveva avvenire pubblicamente il passaggio di consegne dell’organizzazione da Padre Pio a Padre Carmelo.
Durante quella messa Padre Pio era già agonizzante, e nonostante questo fu lasciato dormire da solo nella sua cella, senza assistenza medica. Il dottor Giuseppe Sala arrivò solo per caso, e constatò che nonostante Padre Pio fosse affetto da una crisi asmatica, non c’erano bombole dell’ossigeno in camera.

giovedì 15 dicembre 2016

Se state usando questo farmaco smettete immediatamente L'allarme scoppiato avverte che è mortale

Allarme farmaco: provoca la MORTE. Se lo state usando smettete subito. Sette alti dirigenti del ministero della Salute sono sotto inchiesta: per gli uomini della Gdf avrebbero omesso di vigilare sul regime delle sostanze che provocano l’anoressia. Sostanze messe al bando da oltre un ventennio dalla Food and drug administration ma che in Italia, anche se vietate, potevano essere acquistate sotto forma di preparati galenici, ossia medicinali preparati nel laboratorio di una farmacia. L’indagine parte dalla morte di Luigi Marzulli, nel 2009. Il 37enne deceduto per le conseguenze di una dieta dimagrante. L’uomo utilizzava la fendimetrazina, farmaco vietato ma venduto in alcune farmacie. Secondo il Corriere della Sera, 


 l’ultima sostanza interdetta (nel maggio 2015) è la norefedrina, nota come fenilpropanolamina, che sostituiva la fendimetrazina, la sostanza killer di Marzulli. I militari si chiedono come mai una sostanza vietata per legge non sia stata inserita nella tabella delle sostanze da bandire nei prodotti galenici. I sette funzionari sarebbe perciò direttamente responsabili di altre casi gravissimi avvenuti a Roma: la morte di una signora, avvenuta in seguito a una dieta a base di norefedrina, e le lesioni gravissime di un’altra donna, colpita da ictus nel 2014 e il cui marito ora si batte insieme al padre di Marzulli per la causa. I due hanno eseguito vari esposti per le procure d’Italia al fine di far vietare la sostanza. Dagli approfondimenti c’è anche la possibilità di una nuova ipotesi di reato: intralcio all’indagine. I sette avrebbero infatti cercato di allontanare i sospetti suggerendo che la sostanza killer fosse consentita. Una sentenza del Tar però smentisce la tesi degli indagati: la norefedrina è da sempre vietata.

mercoledì 14 dicembre 2016

Attenzione potrebbero finire anche sulla vostra tavola. Il nuovo allarme carne

Messina, carne “adulterata” pronta al consumo: blitz della polizia. Fatta luce nel messinese di una vera e propria filiera illegale di “ingenti quantitativi di carne adulterata, e quindi pericolosa”, “destinata al consumo”. Sono 50 gli indagati e 33 le misure cautelari. Coinvolti anche veterinari dell’Asp di Sant’Agata Militello. “Nuovo scandalo di carni infette, macellazione clandestina e attentato alla salute dei consumatori” dice il Codacons.

 “Un’altra storia torbida di connivenza tra istituzioni e organizzazioni criminali, quella relativa alle ordinanze di misura cautelare emesse oggi in Sicilia nella zona dei Nebrodi”. Il Codacons, che da anni richiama l’attenzione sulla macellazione clandestina in Sicilia, già nel mese di giugno aveva lanciato l’allarme, presentando esposti alle nove Procure della Repubblica siciliane e chiedendo al Nas controlli sulle condizioni degli allevamenti di animali destinati alla produzione di carne e trasformati. L’obiettivo era verificare l’eventuale esistenza di omissioni nei controlli da parte dei soggetti preposti, l’eventuale abuso di antibiotici e farmaci abusivi miscelati nell’acqua, che inevitabilmente, dopo essere assunti dagli animali, finiscono sulle tavole dei consumatori. Oggi il Codacons annuncia la propria costituzione di parte offesa e chiede a tutte le autorità competenti di “avviare urgentemente controlli a tappeto in tutte le province siciliane, in modo da scongiurare ulteriori gravi rischi alla salute dei consumatori”. “Appare chiaro che operazioni come quella di oggi dimostrano che si è sulla giusta strada e che la parte non sana dei nostri Nebrodi, che è quella minoritaria, deve essere sostituita con l’esempio di tanti imprenditori e allevatori onesti che con tanti sacrifici hanno portato avanti nel nostro territorio le eccellenze che tutti ci riconoscono”. A dirlo è Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, nei mesi scorsi scampato a un agguato mafioso. “Il nostro marchio ‘Nebrodi Sicily’, unico tra l’altro a prevedere la certificazione antimafia, rappresenta per i Nebrodi il giusto connubio tra il buono, il pulito ed il giusto”. (Adnkronos)

lunedì 12 dicembre 2016

Honduras, "la statua della Madonna piange davanti ai fedeli" incredibile reazione d....

In Honduras "una statua della Madonna proveniente da Medjugorje, benedetta durante un'apparizione dai frati francescani della provincia di Mostar, ha cominciato a lacrimare copiosamente domenica scorsa 17 luglio 2016, proprio nel primo giorno della novena a San Giacomo, patrono di Medjugorje". E' quanto scrive Paolo Brosio sulla sua pagina Facebook riportando la notizia del quotidiano 'La Tribuna', "rimbalzata immediatamente in tutti i paesi della ex Jugoslavia".


"La lacrimazione - prosegue il giornalista - è avvenuta alla presenza di numerosi testimoni tra i quali Ivis Romero, coordinatore del centro pastorale dell’università cattolica. La statua era custodita nella cappella della chiesa del campus universitario cattolico della città di Danli".
Della vicenda "se ne sta occupando in prima persona" il cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, "uno tra i più stretti collaboratori di Papa Francesco" scrive Brosio. Nel luogo dove è avvenuto il fenomeno "stanno affluendo decine di migliaia di persone da tutto il Centro America".

Il miracolo di Suor Maria di Gesù Crocifisso che lasciò gli scettici in silenzio, forse il miracolo più documentato della storia

Stando alle statistiche, sulla Grande Rete il tema religioso è tra i primissimi per presenza e partecipazione, spesso talmente appassionata da giungere talvolta sino al diverbio. Tra i temi più caldi e ricorrenti, vi è quello del «miracolo»: la possibilità, cioè, di «spiegare» eventi umanamente inspiegabili solo ipotizzando un intervento soprannaturale.
Sono molti, ovviamente, coloro che negano questa possibilità. Uno di questi scettici (un intellettuale piuttosto noto) in un forum internazionale mi ha amichevolmente sfidato, chiedendomi di portare un caso, anche uno solo, documentato in modo inoppugnabile e che fosse recente, non avvolto nelle nebbie di secoli lontani.
A lui e ai frequentatori del sito ho così raccontato una storia che si è svolta la sera del 26 agosto del 1988, a poche miglia dal porto di Callao, il maggiore del Perù, dove — al termine di una esercitazione — si stava dirigendo il sommergibile Pacocha. Lungo oltre 100 metri, dall’aspetto imponente, era in realtà un ferrovecchio: costruito nel 1943 per la marina degli Stati Uniti, era stato ceduto nel 1974 a quella peruviana, che lo usava per pattugliare le coste. Poiché l’attracco alla banchina del porto era imminente, tutti i portelli erano già aperti e sollevati. All’improvviso, la collisione con una baleniera giapponese 


  in uscita: una grande nave con la prua corazzata per rompere il ghiaccio nella battute antartiche. Sventrato a poppa, il Pacocha imbarca subito un’enorme quantità di acqua e comincia ad inclinarsi verso il fondo. Intrappolati tra le paratie, muoiono tre marinai, tra i quali il comandante. Quello in seconda, il trentaduenne tenente di vascello Luìs Cotrina, ordina l’evacuazione attraverso il portello di prua, dal quale in effetti riescono a gettarsi in mare alcuni membri dell’equipaggio, prima del rapidissimo affondamento totale.
Quando il sommergibile è interamente coperto dalle acque, ci si rende conto che quel portello usato come via di fuga non si è chiuso e non può chiudersi: per l’urto, le leve di chiusura sono uscite dai loro alloggiamenti e ne impediscono la serrata. Resta aperta, così, una larga fessura, da dove entra una cascata di acqua la cui portata, a causa della pressione, diventa tanto più violenta quanto più il sommergibile scende verso il fondo. Intanto, il giovane Cotrina giace ferito sul pavimento: proprio mentre cercava di aiutare i suoi marinai ad uscire, è precipitato dalla scaletta. Ed ecco, proprio allora, l’imprevedibile.
Il tenente di vascello testimonierà poi, davanti alle commissioni militari e nei processi ecclesiastici cui sarà convocato, che fu investito da una «esplosione di luce», al centro della quale stava il volto sorridente di suor Maria di Gesù Crocifisso, nata nel 1892 in Croazia e morta a Roma nel 1966, fondatrice delle Figlie della Misericordia e il cui processo di beatificazione era allora aperto a Roma. L’anno prima, l’ufficiale era stato ricoverato all’ospedale di Lima e una delle suore infermiere gli aveva donato la biografia della religiosa. In quei momenti drammatici, il volto di suor Maria, visto sulla copertina del volume, gli appare come in un flash accecante e gli dà la certezza misteriosa di un aiuto risolutivo. Come investito da una forza sovrumana, pur ferito per la caduta e vincendo la forza dell’acqua che precipita, riesce ad arrampicarsi per la scaletta e a raggiungere il portello. In quel momento, il sommergibile è inclinato di alcune decine di gradi ed è alla profondità di oltre venti metri.
Come stabiliranno le inchieste della marina peruviana (affiancate da un’indagine della US Navy americana e passate infine al vaglio dei tecnici nominati dalla Congregazione per i santi) la pressione esercitata dall’acqua sul portello equivale a un minimo di cinque tonnellate, compensate per circa una tonnellata dalla pressione interna del sommergibile. Il giovane, dunque, deve sollevare quel portello, vincendo una spinta di quattro tonnellate, per permettere ai ganci di chiusura di rientrare nei loro alloggiamenti. Deve anche, nel frattempo, tenere una mano aggrappata a una maniglia per reggere alla violenza dell’acqua che rischia di travolgerlo. Inoltre, sanguina con abbondanza. A quanto pare, i massimi campioni di sollevamento pesi riescono a staccare dal suolo poco più di 450 chili. Ebbene, sotto le acque del porto di Callao il portello fu sollevato, i ganci furono fatti rientrare, la falla fu richiusa: il peso sollevato dal marinaio peruviano fu, dunque, di quasi dieci volte superiore ai primati olimpici.
Davvero un miracolo, oppure un fatto raro ma spiegabile in certe condizioni, quando l’istinto vitale può spingere a prestazioni straordinarie? Sia i tecnici peruviani che, in seguito, quelli degli Stati Uniti e poi quelli nominati dai tribunali vaticani, hanno discusso tutte le possibilità, giungendo alla conclusione che anche le condizioni più estreme non possono giustificare il sollevamento di 4.000 chili, per molti centimetri e per molti minuti, usando per giunta un braccio solo. Non a caso il Pacocha è stato recuperato e poi demolito, ma la torretta e il portello sono esposti davanti all’accademia navale del Perù, con una targa che non parla solo di valore di un militare ma anche —esplicitamente — di milagro . Di miracolo, insomma. Quel miracolo che, riconosciuto alla fine come autentico, ha permesso la beatificazione di suor Maria, avvenuta a Ragusa, in croato Dubrovnik, per mano di Giovanni Paolo II stesso, il 6 giugno del 2003.
Narrando questa storia, pur documentata come poche altre, non ho ovviamente vinto lo scetticismo del mio antagonista ma, forse, gli ho procurato almeno un attimo di esitazione. Gli ho comunque ricordato che gli archivi della Marina peruviana e americana e quelli della Congregazione vaticana per i Santi sono aperti e a sua disposizione.

Finalmente buone notizie, bollo auto come non pagarlo più. Nell'articolo trovate i dettagli

Dopo molti anni arrivano finalmente le esenzioni bollo
Bollo auto, buone notizie: arriva l’esenzione, ecco come ottenerla. Tra i benefici fiscali riconosciuti ai disabili dalla legge 104/92, emerge l’esenzione del pagamento della tassa automobilistica per i veicoli destinati alla mobilità dei cittadini portatori di handicap o invalidi. Come si legge su Studiocataldi.it, L’esenzione riguarda le autovetture, gli autoveicoli per trasporto promiscuo, gli autoveicoli per trasporti specifici, le motocarrozzette, i motoveicoli per trasporto promiscuo, i motoveicoli per trasporti specifici, sia condotti dai disabili sia utilizzati per il loro accompagnamento, fino a 2000 cc per i veicoli a benzina e fino a 2800 cc per i veicoli diesel. Non beneficiano dell’agevolazione gli autoveicoli, nonostante la specifica destinazione al trasporto disabili, intestati ad altri soggetti, pubblici o privati, come enti locali, cooperative, società di trasporto, taxi polifunzionali, ecc. L’esenzione spetta per un solo veicolo, scelto dal disabile stesso nel caso in cui possieda più veicoli, e la targa di questo deve essere indicata al momento della presentazione della domanda. Il beneficio fiscale spetta al portatore di handicap/invalido intestatario del veicolo oppure alla persona intestataria del veicolo se il portatore di handicap/invalido è fiscalmente a suo carico. Si potrà ottenere l’agevolazione per un secondo veicolo solo se il primo, per il quale si è già beneficiato del beneficio, sia venduto o cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Se manca la cancellazione, la Tassa Automobilistica andrà corrisposta entro il mese successivo alla data in cui si verifica l’evento.

Sono previste quattro tipologie di esenzione:
1) Disabilità con patologia che comporta ridotte o impedite capacità motorie permanenti – Il disabile deve essere stato riconosciuto portatore di handicap o invalido affetto da una patologia che comporta ridotte o impedite capacità motorie Il veicolo, sempre nei limiti di cilindrata previsti, deve essere necessariamente dotato di adattamento tecnico risultanti dalla carta di circolazione.
2) Disabilità con patologia che comporta grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni – Il disabile deve essere stato riconosciuto portatore di handicap o invalido, in stato di gravità, affetto da una patologia che comporta grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni. Il veicolo, sempre nei limiti di cilindrata previsti, non necessita di adattamento tecnico.
3) Disabilità mentale o psichica – Il disabile deve essere stato riconosciuto portatore di handicap o invalido, in stato di gravità, affetto da una patologia mentale o psichica, con riconoscimento della indennità di accompagnamento. Il veicolo, sempre nei limiti di cilindrata previsti, non necessita di adattamento tecnico. 

domenica 11 dicembre 2016

Dopo mesi di assedio, le forze del regime di al-Asad conquistano la città di Aleppo, in quella che è considerata la più devastante sconfitta dei ribelli siriani; in Iraq prosegue l’avanzata delle forze governative per la ripresa di Mosul, la più importante città sotto il controllo del Daesh; la
devastazione degli aerei sauditi in Yemen sembra non fare notizia, eppure la situazione umanitaria è più tragica che mai; in Libia la città di Sirte è stata definitivamente strappata al dominio jihadista.
Un breve schema per capire i principali avvenimenti di questi giorni in queste zone calde della Terra, apparentemente lontane da noi eppure così vicine. Eventi dalla portata potenzialmente globale.

ALEPPO, SIRIA

Nella giornata di oggi le forze ribelli ad Aleppo hanno abbandonato i distretti di Bab al-Hadid e Aqyul, restituendo la città vecchia alle forze governative. L’avanzata delle truppe di al-Asad – che hanno riconquistato circa l’85% dell’intera città – è stata resa possibile dai pesanti bombardamenti che gli aerei hanno effettuato sulle ultime zone della città orientale ancora sotto il controllo avversario.Nel video qui sotto, di pochi giorni fa, al Jazeera mostra la vita degli aleppini che sono scappati dai quartieri sotto controllo ribelle per sfuggire ai famigerati barili bomba dell’aeronautica siriana e alla fame, presenza costante in ogni città sotto assedio. “Non saremmo voluti andare sotto una zona controllata dal regime”, dichiara Fatima, una delle migliaia di persone fuggite dai quartieri orientali nei giorni scorsi. “Ho paura per i miei figli”.
Stando ai dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, nelle ultime operazioni militari ad Aleppo sono rimaste uccise 319 persone, e i razzi usati dai ribelli avrebbero fatto 69 vittime. Le milizie che si oppongono al regime di Bashar al-Asad avrebbero inoltre, come riferito dal ministero della Difesa russo, ucciso il consigliere militare russo in Siria, Ruslan Galitsky.
Mesi di assedio e di bombardamenti da parte delle forze governative (e dei loro alleati russi) hanno devastato i quartieri orientali di quella che un tempo era la città più popolosa della Siria, attaccando civili e impedendo il passaggio di aiuti umanitari. Sia le truppe regolari che le milizie ribelli hanno colpito deliberatamente degli ospedali.Ad Amburgo si incontreranno tra poche ore il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, a margine della riunione annuale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Ocse), per discutere di un cessate il fuoco ad Aleppo. Ma questo incontro potrebbe essere sopravanzato dagli eventi sul terreno: la riconquista di Aleppo, che segna una delle più pesanti sconfitte delle milizie ribelli, potrebbe essere definitiva.

MOSUL, IRAQ

Nella giornata di ieri le truppe irachene hanno condotto diversi attacchi in un’offensiva per riprendere il controllo di Mosul, ultima grande roccaforte del Daesh in Iraq, per porre fine ad una battaglia che dura ormai da più di sette settimane.
Le forze governative, comandate dal generale Abdul Ameer Rasheed Yarallah, hanno condotto un’avanzata significativa, continuando a sottrarre terreno ai combattenti del sedicente Stato Islamico.
“I combattimenti sono molto accesi”, ha dichiarato un residente del quartiere Hay Falastin, “le forze irachene sono passate vicino al nostro distretto, senza però entrarvi”.
La nona divisone armata dell’esercito iracheno avrebbe riconquistato l’ospedale al Salam, a circa un chilometro e mezzo dal fiume Tigri, dopo oltre un mese di combattimenti ravvicinati col Daesh.
Qualche giorno fa l’esercito iracheno aveva dichiarato di aver preso nuovamente il controllo del quartiere Intisar, benché i residenti avessero affermato alla Reuters esattamente il contrario. “Daesh controlla ancora il quartiere, nelle ultime settimane le forze irachene non sono avanzate di un solo passo, in questi distretti. Siamo disperati”. Non è semplice comprendere esattamente la portata di questa operazione.
La battaglia di Mosul si sta rivelando una delle più dure; più di un milione di civili è intrappolato nella città, alla merce degli attacchi suicidi, dei colpi di mortaio e del fuoco dei cecchini. La maggior parte dei civili attualmente non dispone di acqua corrente.
Mosul è la più grande città sotto il controllo del Daesh; perdere questa battaglia significherebbe, per i terroristi, far tornare indietro il califfato di un paio di anni di battaglie.

YEMEN

Se dall’Iraq arrivano delle timide buone notizie sulle perdite delle forze terroriste, nello Yemen la situazione umanitaria è sempre più tragica. E il mondo sembra essere sempre più insensibile al grido di dolore del popolo yemenita, stritolato da guerra, carestia e malattie.Sono circa tre i milioni di yemeniti che la guerra ha cacciato dalle proprie case. Un’esistenza ormai unicamente incentrata sulla quotidiana sfida di trovare cibo ed acqua.
Negli ultimi due anni questa guerra ha fatto innalzare i dati sulla malnutrizione infantile del 200%.
Circa il 50% delle strutture mediche non è più funzionante, soprattutto a causa dei bombardamenti della coalizione guidata dall’Arabia Saudita. In queste settimane si è registrata una nuova epidemia di colera, ormai difficilmente arginabile. Circa un milione e mezzo di bambini, secondo i dati delle Nazioni Unite, soffrono di forme di malnutrizione e 370mila sono in pericolo di vita.
La consegna di medicine ed altri beni umanitari è quasi impossibile, perché strade e ponti sono diventati anch’essi degli obiettivi militari.
La guerra in Siria e in Iraq sembrano mettere in ombra la crisi yemenita, in una sorta di assurda ‘competizione tra tragedie’ sui media mainstream internazionali. Una risposta – mediatica e umanitaria – ben al di sotto delle esigenze. Circa il 50% dei fondi promessi dai donatori internazionali è stato effettivamente consegnato.
“L’umanità ha lasciato il posto alla politica”, ha tuonato uno dei responsabili ONU nel paese, Jamie McGoldrick. “L’umanità non c’è più. Il mondo ha chiuso gli occhi a ciò che sta accadendo nello Yemen”.
Ad al Manjurah, circa 17mila civili vivono in rifugi fatti di paglia e fango. Mahdi Ali Abdullah è uno di loro, che vive lì insieme a sua moglie e ai loro nove bambini. “Siamo terrorizzati dai bombardamenti aerei. Ci muoviamo da luogo a luogo”, ha dichiarato alla Bbc.

SIRTE, LIBIA

Sostenute dai raid aerei degli Stati Uniti, le forze libiche hanno riconquistato Sirte, strappando agli jihadisti la loro roccaforte in Libia.
Dopo ore di scontri, i soldati hanno recuperato gli ultimi quartieri in mano dei miliziani, Ghiza Bahriya. In seguito, come dichiarato dal portavoce Reda Issa, le forze lealiste hanno preso “il controllo totale della città”. In seguito all’infuriare della battaglia, diversi militanti del Daesh si sono arresi alle forze libiche; altri ancora sono stati catturati mentre tentavano di fuggire a nuoto ed evitare le truppe che assediavano la città.
Sirte è stata l’ultimo bastione del dominio del Daesh in Libia. La battaglia per la sua liberazione è durata oltre sei mesi, in cui i terroristi hanno usato ogni metodo – dagli attacchi suicidi e le imboscate fino al posizionamento di trappole esplosive e l’uso dei cecchini – per prolungare il combattimento.
Nei pressi di Sirte sono attivi due ospedali da campo, per fornire cure ai soldati feriti prima di essere mandati all’ospedale di Misurata, lontano 250 km dalla città.
La situazione umanitaria è terribile. Come dichiarato dal dott. Walid al Hamroush, molti bambini sono stati estratti dalle macerie della case devastate dai combattimenti. “I bambini che cerchiamo di curare qui sono in condizioni molto serie”, ha detto Hamroush ad al Jazeera. Alcuni hanno ustioni gravi, che i medici degli ospedali da campo provano a curare con i pochi strumenti a loro disposizione. Molti bambini sono inoltre denutriti e disidratati.

sabato 10 dicembre 2016

Papa Francesco: la misericordia è la via della pace nel mondo, parole s.....

Perdonare per trovare misericordia: questo è il cammino che porta la pace nei nostri cuori e nel mondo: è quanto, in sintesi, ha detto Papa Francesco nell'omelia di stamane durante la Messa presieduta a Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti:

“Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”: il Papa commenta l’esortazione di Gesù, affermando subito che “non è facile capire questo atteggiamento della misericordia” perché siamo abituati a giudicare: “non siamo persone che danno naturalmente un po’ di spazio alla comprensione e anche alla misericordia”. 


“Per essere misericordiosi – osserva - ci sono necessari due atteggiamenti. Il primo è la conoscenza di se stessi”: sapere che “abbiamo fatto tante cose non buone: siamo peccatori!”. E di fronte al pentimento, “la giustizia di Dio … si trasforma in misericordia e perdono”. Ma è necessario vergognarsi dei peccati:
“E’ vero, nessuno di noi ha ammazzato nessuno, ma tante piccole cose, tanti peccati quotidiani, di tutti i giorni… E quando uno pensa: ‘Ma che cosa, ma che cuore piccolino: ho fatto questo contro il Signore!’. E vergognarsi! Vergognarsi davanti a Dio e questa vergogna è una grazia: è la grazia di essere peccatori. ‘Io sono peccatore e mi vergogno davanti a Te e ti chiedo il perdono’. E’ semplice, ma è tanto difficile dire: ‘Io ho peccato’”.
Spesso – osserva Papa Francesco – giustifichiamo il nostro peccato scaricando la colpa sugli altri, come hanno fatto Adamo ed Eva. “Forse – ha proseguito - l’altro mi ha aiutato, ha facilitato la strada per farlo, ma lo ho fatto io! Se noi facciamo questo, quante cose buone ci saranno, perché saremo umili!”. E “con questo atteggiamento di pentimento siamo più capaci di essere misericordiosi, perché sentiamo su di noi la misericordia di Dio”, come diciamo nel Padre Nostro: “Perdona, come noi perdoniamo”. Così, “se io non perdono, io sono un po’ fuori gioco!”
L’altro atteggiamento per essere misericordiosi – ha poi affermato il Papa – “è allargare il cuore”, perché “un cuore piccolo” ed “egoista è incapace di misericordia”:
“Allargare il cuore! ‘Ma io sono peccatore’. ‘Ma guarda cosa ha fatto questo, quello…. Io ne ho fatte tante! Chi sono io pergiudicarlo?’. Questa frase: ‘Chi sono io per giudicare questo? Chi sono io per chiacchierare di questo? Chi sono io per? Chi sono io che ho fatto le stesse cose o peggio?’. Il cuore allargato! E il Signore lo dice: ‘Non giudicate e non sarete giudicati! Non condannate e non sarete condannati! Perdonate e sarete perdonati! Date e vi sarà dato!’. Questa generosità del cuore! E cosa vi sarà dato? Una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo. E’ l’immagine delle persone che andavano a prendere il grano con il grembiule e allargavano il grembiule per ricevere più, più grano. Se tu hai il cuore largo, grande, tu puoi ricevere di più”.
Il cuore grande – ha detto Papa Francesco – “non condanna, ma perdona, dimentica” perché “Dio ha dimenticato i miei peccati; Dio ha perdonato i miei peccati. Allargare il cuore. Questo è bello! - esclama il Papa - Siate misericordiosi”:

“L’uomo e la donna misericordiosi hanno un cuore largo, largo: sempre scusano gli altri e pensano ai loro peccati. ‘Ma hai visto cosa ha fatto questo?’. ‘Ma io ne ho abbastanza con quello che ho fatto io e non mi immischio!’. Questo è il cammino della misericordia che dobbiamo chiedere. Ma se tutti noi, se tutti i popoli, le persone, le famiglie, i quartieri, avessimo questo atteggiamento, quanta pace ci sarebbe nel mondo, quanta pace nei nostri cuori! Perché la misericordia ci porta alla pace. Ricordatevi sempre: ‘Chi sono io per giudicare?’. Vergognarsi e allargare il cuore. Che il Signore ci dia questa grazia”

Suor Marie Claire Agano uccisa brutalmente! non immaginate da chi....

Suor Marie Claire Agano è stata assassinata nel suo ufficio a Bukavu, in Congo. Chi sono i sacerdoti, religiosi e laici uccisi nel mondo in nome del Vangelo.     
Suor Marie Claire Agano, religiosa congolese della Congregazione delle Francescane di Cristo Re è stata assassinata nel suo ufficio a Bukavu, in Congo, da alcuni banditi probabilmente in una rapina.

Sebbene il primato spetti all’America, oggi vi parliamo di una morte, l’ultima in ordine di tempo, avvenuta in Africa, più precisamente a Bukavu (Congo): il 29 novembre Suor Marie Claire Agano, appartenente alla congregazione religiosa delle Francescane di Cristo Re, è stata brutalmente assassinata nel suo ufficio.

Oggi, ad una settimana di distanza dall’omicidio (femminicidio se proprio volete sottilizzare), la polizia locale non ha idea di chi sia stato ad uccidere Suor Marie, ne di quali fossero le motivazioni che lo abbiano indotto a farlo: secondo gli investigatori dalla scena del delitto emergerebbe una dinamica di un omicidio non premeditato, l’aggressore sarebbe stato un rapinatore che innervosito da qualche atteggiamento della vittima avrebbe utilizzato l’arma bianca (probabilmente un coltello) per divincolarsi e scappare dal luogo del furto.

Se l’ipotesi degli investigatori si dovesse rivelare corretta anche la motivazione religiosa (e dunque la persecuzione a cui facevamo riferimento prima) non sussisterebbe, eppure sono in molti quelli che sostengono che si voglia coprire il movente dell’assassinio per non inasprire ulteriormente una situazione già a rischio crisi continua. Qualunque sia la verità celata da questa ennesima morte insensata, i fatti ci dicono che con Suor Marie se ne va un altra donna che ha riposto la sua vita nel Vangelo per aiutare i bisognosi e che per svolgere questo compito gravoso è stata uccisa da qualcuno che cercava di aiutare.

Papa Francesco rivelazioni shock, il mistero si infittisce

Papa Francesco: “ho la sensazione che resterò poco… ” “Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve, quattro o cinque anni. È una sensazione un po’ vaga, magari non è così, ma ho come la sensazione che il Signore mi abbia messo qui per poco tempo”. A dirlo è Papa Francesco, in una confidenza privata ripresa con lo smartphone da padre Antonio Spadaro. Quest’ultimo ha raccolto e montato altre dichiarazioni di Bergoglio in un docufilm che mostra un lato intimo e inedito del Pontefice. Come si legge su Tgcom24:


 “Nel video, Bergoglio rivela qualche piccola difficoltà di adattamento alla vita in Vaticano. “Quando arriva un Capo di Stato deve essere accolto con la dignità e il protocollo che merita. La verità è che con il protocollo ho un sacco di problemi ma va rispettato. Sai che differenza c’è tra il terrorismo e il protocollo? Che con il terrorismo si può negoziare!”, scherza il Papa. “Vorrei poter uscire senza essere riconosciuto” – Il Pontefice poi confida al direttore di Civiltà Cattolica: “A Buenos Aires ero sempre in strada. Cambiare di abito mi costa un po’ però uno poi si abitua. L’unica cosa che mi piacerebbe è poter uscire un giorno senza che nessuno mi riconosca e poter andare in una pizzeria a mangiare una pizza”. “A me succede che quando si provo delle emozioni mi chiudo e la cosa si cucina a fuoco lento, no? E poi appare – racconta ancora il Pontefice -. Io mi difendo molto dalle emozioni perché… non so… per pudore”.

Medjugorje la Madonna piange ed è mistero

P. JOZO:Perché non comprendete la Messa perché non pregate con la Bibbia, La mattina del 6 agosto, festa della trasfigurazione P. Jozo Zovko. parroco di Medjugorje all’inizio delle apparizioni,nella chiesa di Tihaljina ha concelebrato con molti sacerdoti italiani una lunga, bellissima Messa, tenendo proprio sulla Messa una appassionata catechesi:
“La Madonna ha spiegato a Medjugorje il mistero della Messa. Noi preti non possiamo conoscere il mistero della Messa perché siamo poco inginocchiati davanti al tabernacolo; siamo sempre sulla strada a cercare voi. Non sappiamo celebrare e vivere la Messa perché non abbiamo il tempo per prepararci, per ringraziare. Siamo sempre con voi; non sappiamo pregare perché abbiamo tanti impegni e tanto lavoro: non abbiamo il tempo per pregare. Per questo non siamo capaci di vivere la Messa.
La Madonna una volta ha detto come è possibile salire sulla montagna dove si vive la Messa, dove succede la nostra morte, la nostra resurrezione, il nostro cambiamento, la nostra trasfigurazione: “Voi non sapete vivere la Messa!” e ha cominciato a piangere. La Madonna ha pianto solo 5 volte a Medjugorje. La prima volta quando ha parlato su dì noi preti; poi quando ha parlato della Bibbia; poi per la pace; poi sulla Messa; ed ora quando ha dato un grande messaggio per i giovani circa un mese fa. Perché ha pianto quando ha parlato della Messa? Perché la Chiesa in tanti suoi fedeli ha perso il valore della Messa”. A questo punto P. Jozo ha parlato del pianto di Gesù davanti alla tomba di Lazzaro, spiegando che Gesù ha pianto perché nessuno dei presenti, comprese le due sorelle e gli stessi apostoli che erano con Lui da 3 anni, avevano capito chi era Li. “Non mi conoscete”.Lo stesso facciamo noi nella Messa: non riconosciamo Gesù. La Madonna è triste vedendo me e te durante la Messa. Ha pianto! E io sento come nelle lacrime della Madonna si può sciogliere il tuo cuore, fosse anche come una pietra; come si può sciogliere la tua vita che è rovinata e può guarire. La Madonna non piange a caso; non piange come una donna fragile che piange per niente. Quando la Madonna piange, le sue lacrime sono pesanti. Veramente molto pesanti. Sono capaci di aprire tutto ciò che è chiuso. Possono molto”.

Poi P. Jozo si è come portato nel cenacolo per far rivivere quella prima celebrazione eucaristica e per dire che la S. Messa è un fare memoria viva e attuale di quel la celebrazione. Poi ha aggiunto: “Chi non legge la Bibbia non può pregare, non sa pregare, come chi non sa vivere la Messa non è capace di vivere, non sa pregare. Chi non è capace di fare sacrifici, mortificazioni, fare digiuno non è capace di vivere la Messa; non può sentire il sacrificio della Messa ed altri sacrifici…”.
LA MADONNA PUO’ SOFFRIRE ORA?
A questo punto riaffiora la domanda che spesso sentiamo fare: come può piangere la Madonna che vive nella grazia del Paradiso, godendo della visione beatifica di Dio? Cerco di rispondere con le argomentazioni di un bravissimo teologo, anche se la risposta non è facile perché si tratta dell’eternità mentre noi siamo prigionieri del tempo. Inoltre,nonostante alcuni chiari interventi del magistero pontificio, ci sono oggi tendenze teologiche, le quali negano che Gesù durante la vita terrena abbia avuto la visione beatifica: quindi avrebbe avuto un non perfetto rapporto con il Padre! Questo è molto pericoloso perché Gesù è sempre Dio. Questi teologi dicono: siccome Cristo ha sofferto, aveva fame, è morto, è impossibile che fossero vere queste sofferenze qualora continuasse ad avere la visione beatifica. Quindi per non fare teatro e soffrire davvero, ha dovuto rinunciare alla visione beatifica. Oggi questo continua: se è vero che la Madonna è triste e non fa del teatro; se è vero che Cristo quando appare a S. Margherita e a tanti altri mistici è triste, che fa vedere a S. Caterina da Siena le sue piaghe ecc., allora ci troveremo davanti a qualcosa di falso. Chiediamo allora luce al Magistero Pontificio. 


Nella recente enciclica sullo Spirito Santo il Papa ricorda la dottrina tradizionale della chiesa, che cioè la chiesa “corpo mistico” è la continuazione dell’incarnazione di Cristo nel suo corpo terreno. Quindi noi, con i nostri peccati, siamo le piaghe di Cristo e Cristo soffre nella chiesa. Questo è molto importante, perché spiega anche perché la Madonna chiede di fare penitenza. Perché è triste? E’ triste per i nostri peccati, perché i nostri peccati fanno soffrire realmente attraverso la chiesa il corpo mistico di Cristo. Quindi è vero che Cristo e la Madonna sono in cielo nell’eternità, ma la storia per loro non è ancora compiuta, in quanto vivono, attraverso il corpo mistico della chiesa, tutta la sofferenza dell’umanità fino alla fine. Non c’è contraddizione. La dottrina di quei teologi mette in pericolo la divinità di Cristo. Noi tutti sperimentiamo che nella vita ci possono essere contemporaneamente gioie e tristezze. La Madonna interviene per ricordare che col peccato facciamo soffrire la Chiesa, il Corpo mistico di Cristo.
Così si spiegano le stimmate che hanno alcuni santi, come Padre Pio: le piaghe di Cristo nel loro corpo ci ricordano che ciò è provocato dai nostri peccati. I santi, a causa della loro santità, continuano a portare più profondamente nella loro carne le piaghe di Cristo, perché sono quelle che ci salvano. Ogni nostro peccato continua a inchiodare Cristo nel suo Corpo Mistico, nella Chiesa. Per questo dobbiamo fare pe

venerdì 9 dicembre 2016

La morte di Aldo Moro? Padre Pio l’'aveva v....

Proprio nei giorni in cui l’ex presidente Francesco Cossiga fa rivelazioni-fiume sul rapimento di Aldo Moro, sostenendo che «i dirigenti dei sindacati delle fabbriche sapevano» dove si trovassero i covi dei brigatisti, arriva in libreria la nuova fatica di Antonio Socci dedicata a Padre Pio da Pietrelcina, il santo con le stimmate. E nel libro, intitolato Il segreto di Padre Pio (Rizzoli, pagg. 321, euro 18) si parla anche di una premonizione che il frate cappuccino, scomparso dieci anni prima della tragedia di via Fani, ebbe sullo statista democristiano. Una premonizione tinta di sangue.


È noto che Aldo Moro fosse un estimatore di Padre Pio e l’avesse frequentato. «Fra l’altro - annota Socci - il caso vuole che fosse nato il 23 settembre che poi sarà il “dies natalis”, cioè il giorno della morte, del Padre». C’era dunque un legame personale fra i due. Davvero il santo del Gargano vide qualcosa sul triste destino dell’uomo politico? Ci sono almeno due episodi, osserva l’autore del volume, che lo fanno sospettare. «Uno sembra risalire agli anni Cinquanta: si racconta che il padre si sia fermato di colpo per il corridoio dicendo due volte ad alta voce: “Moro si muore!”. Poi - dicono - stette come sconvolto tutto un giorno e con gli occhi era come se scorresse le immagini di un film». Il secondo episodio risale al tempo del primo governo Moro, e dunque è databile tra il dicembre 1963 e il luglio 1964. «Accadde davanti a due persone - ricorda Socci -. Padre Pio aveva di fronte a sé un giornale. C’era lì pubblicata la foto di Moro e a un certo punto, guardandola, il padre si sarebbe portato le mani agli occhi dicendo: “Mamma mia, quanto sangue! Quanto sangue!”». L’episodio è raccontato dal giornalista Giovanni Gigliozzi, recentemente scomparso, che assistette personalmente alla scena.
Agli atti del processo di beatificazione c’è poi una testimonianza di Mario Frisotti, il quale afferma che il futuro santo preavvertì «un eminente uomo politico della Dc» di fatti negativi che sarebbero accaduti. L’ultimo degli incontri tra Padre Pio e Moro avvenne il 15 maggio 1968, pochi giorni prima delle elezioni. Lo statista stava completando il giro elettorale in Puglia e il giornalista Peppino Giacovazzo, che faceva parte del suo staff, gli organizzò anche la visita a San Giovanni Rotondo. «Moro fu contento di passare da Padre Pio - ricorda Giacovazzo al Giornale - anche se i frati inizialmente non volevano la presenza di fotografi. Riuscii a ottenere che ve ne fosse uno. L’incontro avvenne e durò una ventina di minuti: Padre Pio era già molto sofferente. Assistetti al colloquio, i due si scambiarono qualche parola». Poi, di colpo, la vetrata si spalancò. «All’improvviso apparvero una trentina di fotografi che scattarono tantissimi flash. Ricordo che Padre Pio s’arrabbiò, e tentando di alzarsi facendo forza sui braccioli li apostrofò dicendo “Figli di...”». Anche se quella volta i due non parlarono di politica, grazie a tante testimonianze sappiamo come Padre Pio la pensasse: «Riteneva che il partito dei cattolici non dovesse avere a che fare con i comunisti».
Nel libro di Socci, che approfondisce con molti dettagli inediti il desiderio di Padre Pio di farsi vittima, di offrirsi in sacrificio per prendere su di sé le sofferenze degli altri, ottenere per loro delle grazie e redimerli dal peccato, viene riportata anche un’altra premonizione del frate con le stimmate, relativa all’elezione di Paolo VI, un Papa che metterà fine al clima di sospetti e di accuse contro il santo del Gargano. Nel 1959, ricevendo la visita del commendator Alberto Galletti di Milano, Padre Pio lo pregò di portare «una fiumana di benedizioni al cardinale Montini». «Aggiungo la mia indegna preghiera - disse il frate - ma tu di’ all’arcivescovo che, dopo questo, lui sarà Papa. Si prepari». L’«ambasciatore» portò il messaggio al destinatario il quale, schermendosi con un sorriso, commentò: «Oh, le strane idee dei santi!». Quattro anni dopo, nel giugno 1963, però, il conclave riunitosi dopo la morte di Giovanni XXIII, lo eleggerà quale suo successore.

"Guarita dal tumore sulla tomba della piccola Sara"non immaginate cos......

Padre Francesco Ferrari ha appena terminato la celebrazione della Messa. Impartisce la benedizione finale e conclude: “Vi devo dare una notizia che ritengo importante: a San Martino in Colle, sulla tomba della piccola Sara Mariucci, una signora ammalata di tumore, l’8 dicembre scorso sostiene di aver visto la Madonna insieme alla nostra Sara. Due giorni dopo, ricoverata in ospedale per l’ultima risonanza prima di sottoporsi a un delicatissimo intervento chirurgico, i medici hanno scoperto che il tumore era sparito. Personalmente lo ritengo un miracolo, e comunque ho già avvertito il nostro vescovo Ceccobelli”.



Una guarigione miracolosa insomma, avvenuta dopo l’apparizione della Madonna, sulla tomba di Sara Mariucci, la bimba fulminata il 5 agosto 2006, a 3 anni e 7 mesi sulle giostre mentre era in vacanza in Calabria e la cui morte, fin dal primo istante, è stata interpretata come un segno su cui riflettere, che può dare nuova pace e speranza.
E non è il primo fatto strano associato a quel piccolo angelo salito in cielo. Tempo fa un giovane sacerdote proveniente dal Congo, esattamente da Kenge, studente a Roma e ospite di una parrocchia della periferia eugubina, era stato ricoverato in condizioni gravissime, disperate, in imminente pericolo di vita, all’ospedale “Silvestrini” di Perugia. Il vescovo eugubino, Ceccobelli, è andato a trovarlo regalandogli un ricordino di Sara. Il giovane sacerdote lo ha baciato e messo sotto il cuscino. Da allora la sua situazione è lentamente migliorata. Antonella (il nome è di pura fantasia) sta male.
I medici le hanno diagnosticato da tempo un cancro al midollo spinale. Si è sottoposta a diverse risonanze e tutte hanno dato lo stesso responso: tumore maligno. Deve operarsi, anche se l’asportazione del male richiede un intervento chirurgico delicatissimo. L’operazione viene fissata per il 10 dicembre. Qualche giorno prima Antonella decide di venire a trovare una sua amica che vive a San Martino in Colle. La mattina dell’8 dicembre, il giorno dell’Immacolata, insieme vanno a messa, celebrata da Padre Francesco Ferrari, nella chiesa della frazione eugubina. Durante la celebrazione religiosa Antonella avverte una sensazione strana. E al termine insieme all’amica si reca sulla tomba della piccola Sara. “Proprio lì - conferma padre Francesco - sostiene di aver visto la Madonna insieme a Sara. E la cosa più importante è che lo ha messo anche per scritto in una sua precisa e circostanziata testimonianza che abbiamo raccolto riferendone al vescovo Ceccobelli”. Il giorno dopo, 9 dicembre, Antonella torna a casa. E il giorno dopo ancora si reca in ospedale: deve sottoporsi agli ultimi esami e poi all'operazione già programmata da tempo. Ma la risposta dell'ultima risonanza è sconcertante: non c’è più alcuna traccia del tumore. Antonella è guarita.

la rivelazione più dolorosa di San Pio

San Pio da Pietralcina è stato uno dei pochissimi santi ad aver avuto sul proprio corpo i segni visibili e tangibili della Passione di Cristo ed anche lui ha patito gli stessi atroci dolori alla piaga della spalla, a conferma di quanto rivelato direttamente da Gesù a San Bernardo sulla presenza di una dolorosissima ed incognita piaga alla Sua Sacra Spalla.
Una nuova sconcertante scoperta riguardo ai dolori alla spalla patiti da padre Pio è stata fatta dopo la sua morte da un carissimo amico del padre, nonché suo figlio spirituale, fra’ Modestino da Pietralcina.
PADRE PIO E FRA MODESTINO
Fu il frate laico suo compaesano, che lo aiutava in certe sue occupazioni di carattere domestico, a rendersene conto. Il santo gli disse un giorno che uno dei grandi dolori che provava era quando si doveva cambiare la maglia. Fra Modestino non comprese ciò che c’era dietro quella frase, pensando al dolore che provava quando doveva staccare la maglia dalla ferita al costato. Si rese conto di quel che fosse soltanto riordinando gli effetti vestiari del defunto e futuro santo, dopo tre anni, il 4 febbraio 1971 (http://www.riscossacristiana.it, maggio 2014).


UNA MACCHIA DI DIECI CENTIMETRI
Era stato incaricato dal Padre Guardiano di raccogliere ogni cosa che era appartenuta a Padre Pio e di sigillarla in appositi sacchetti di nailon. Si accorse che la maglia aveva una vasta macchia all’altezza della spalla destra, vicino alla clavicola. La macchia aveva un diametro di circa dieci centimetri (più o meno quello che si nota sulla Sindone). A togliersi la maglia il dolore doveva essere veramente acuto se la piaga era viva e le ossa fossero ancora rotte. Non si sa però se le fratture siano state riscontrate sullo scheletro della salma. 
LA CONFESSIONE DI PADRE PELLEGRINO
«Di questa scoperta parlai subito al padre superiore – ricorda fra Modestino – che mi disse di scrive­re una breve relazione. Anche padre Pellegrino Funicelli, che per anni ave­va assistito Padre Pio, mi confidò che, aiutando parecchie volte il Padre a cambiare la maglia di lana che indos­sava, aveva notato quasi sempre, sulla spalla ora destra ora sinistra, una ec­chimosi circolare».
DOLORE E PROFUMO
In aggiunta a questa, «un‘importan­te conferma – aggiunge il frate – mi venne dallo stesso Pa­dre Pio. A sera, prima di addormentar­mi, feci a lui, con tanta fede, questa preghiera: “Caro Padre, se tu avevi veramente la piaga alla spalla, dam­mene un segno”. Mi addormentai. Ma, esattamente all’una e cinque minuti di quella notte, mentre dormivo tranquil­lamente, un improvviso, acuto dolore alla spalla mi fece svegliare. Era come se qualcuno, con un coltello mi avesse scarnito l’osso della clavicola. Se quel dolore fosse durato qualche minuto ancora, penso che sarei morto. Con­temporaneamente sentii una voce che mi diceva: “Così ho sofferto io!”. Un intenso profumo mi avvolse e riempì tutta la mia cella. Sentii il cuore tra­boccante di amor di Dio. Provai anco­ra una strana sensazione: l’essere sta­to privato di quella insopportabile sof­ferenza mi era ancora più penoso. Il corpo voleva respingerla ma l’anima, inspiegabilmente, la desiderava. Era dolorosissima e dolce insieme. Ormai avevo capito!».
L’INCONTRO CON WOJYTYLA
Di quella piaga non ne seppe mai alcuno. Ne era a conoscenza soltanto il futuro Papa Giovanni Paolo II e se il santo frate soltanto a lui lo rivelò doveva pur esserci una ragione particolare.
Nel libro “L’autobiografia segreta“, curato da don Francesco Castelli, storico della postulazione per la causa di beatificazione di Karol Wojtyla e docente di Storia della Chiesa moderna e contemporanea all’ISSR “R. Guardini” di Taranto, l’autore racconta che il Cardinale Andrzej Maria Deskur, in una intervista, aveva riferito di un incontro a San Giovanni Rotondo, nell’aprile del 1948, tra l’allora don Karol Wojtyla e il frate stimmatizzato. Fu in quell’occasione che il frate comunicò l’esistenza della “piaga più dolorosa” (Zenit.org, 2008).

dopo un bruttissimo incidente rimane parlizzata, ma il fidanzato non si da per vinto e con l'aiuto del Signore......

Liz, in seguito ad una caduta dal balcone, ha subito la rottura di due vertebre con lesione del midollo spinale con conseguente paralisi.
Per effetto di quell’incidente rimase in coma per cinque giorni, al suo risveglio Liz ricevette la notizia della sua condizione dal suo fidanzato Bryan (ora suo marito) il quale gli disse che non gli importava del suo stato, che si sarebbero sposati e Dio l’avrebbe guarita.


Liz, poi, venne portata al Baylor Institute per iniziare il programma di riabilitazione; nonostante gli sforzi e l’impegno non riuscì a riceverne miglioramenti scoraggiandosi al punto di pensare che per Lei non c’era più nessuna speranza.
Bryan, racconta che di fronte a quella situazione umanamente difficile ed impossibile da risolvere chinò il capo ed elevò una preghiera al Signore; è stata la preghiera più sincera che abbia mai fatto , ichiara Bryan, una preghiera che non tardò ad avere risposta da Dio perché Liz riuscì a muovere le gambe per poi migliorare progressivamente.
Oggi Liz e Bryan sono sposati e in attesa del loro primo figlio dopo che i medici le avevano detto che non avrebbe potuto avere figli; ringraziano Dio per come sia intervenuto straordinariamente come solo Lui sa fare.

giovedì 8 dicembre 2016

Le inquietanti profezie sulla Chiesa del futuro della Beata Anna Caterina Emmerich


Premettiamo, per non far nascere equivoci, confusioni e predatori da sbaraglio …alla Socci (per intenderci!) che le profezie della Beata non parlano della nostra Chiesa di oggi, e non riguardano quindi il rapporto tra Benedetto XVI e Papa Francesco!
Ma parlano di una Chiesa che verrà, e che potrebbe essere salvata anche dalla tua preghiera. Quindi leggi (è un diritto conoscere) ma soprattutto prega, con noi, per la Santa Chiesa di Dio!
Nacque l’8 settembre 1774 nella comunità di contadini di Flamschen presso Coesfeld. Nel 1802 entrare nel monastero di Agnetenberg e prese i voti. Qui ricevette le stigmate, i cui dolori aveva già sofferto da molto più tempo. La sua vita fu contraddistinta da una profonda unione con Cristo ed il suo amore per le persone che cercò sempre di aiutare con la preghiera, con l’incoraggiamento e il conforto.
Finalmente questa venerabile suora, mistica, veggente, stigmatizzata del secolo XVIII, è giunta alla fine di un lungo processo di canonizzazione, durato più di 135 anni, papa Giovanni Paolo II l’ha scritta nell’albo dei Beati il 3 ottobre 2004.
Anna Catharina Emmerick nacque l’8 settembre 1774 a Flamske bei Coestfeld (Westfalia, Germania); i suoi genitori Bernardo Emmerick e Anna Hillers, erano di umile condizione ma buoni cattolici. Da bambina faceva la pastorella e in questo periodo avvertì la vocazione a farsi religiosa, ma incontrando l’opposizione del padre; durante la sua giovinezza Dio la colmò di grandi doni, come fenomeni di estasi e visioni. Ma questo non le giovò, in quanto fu rifiutata da varie comunità; nel 1802 a 28 anni, grazie all’interessamento dell’amica Clara Soentgen, una giovane della borghesia, ottenne alla fine di entrare nel monastero delle Canonichesse Regolari di S. Agostino di Agnetenberg presso Dülmen.La vita nel monastero fu per lei molto dura, perché non della stessa condizione sociale delle altre e questo le veniva fatto pesare, come pure le si rimproverava di essere stata accolta dietro insistenti pressioni.


A ciò si aggiunse che soffrì di varie infermità, per le conseguenze di un incidente patito nel 1805, fu costretta a stare quasi continuamente nella sua stanza, dal 1806 al 1812.
Quando era una contadina riusciva a tenere nascosti i fenomeni mistici che si manifestavano in lei, ma nel monastero, un ambiente più ristretto, ciò non le riusciva, pertanto alcune suore o per zelo o per ignoranza la fecero oggetto di insinuazioni maligne e sospetti di ogni genere. Nel 1811 il convento fu soppresso dalle leggi francesi di Napoleone Bonaparte e le suore disperse; Anna Caterina Emmerick nel 1812 si mise allora al servizio di un sacerdote, emigrato a Dülmen proveniente dalla diocesi francese di Amiens, don Giovanni Martino Lambert. Ed in casa del sacerdote verso la fine di quell’anno, i fenomeni sempre presenti prima, si moltiplicarono e negli ultimi giorni di dicembre 1812 ricevette le stigmate; per due mesi riuscì a tenerle nascoste, ma il 28 febbraio 1813 non poté lasciare più il letto, che diventò il suo strumento di espiazione per i peccati degli uomini, unendo le sue sofferenze a quelle della Passione di Gesù. Fu sottoposta ad un’indagine sulle stigmate, sulle sofferenze della Passione e sui fenomeni mistici che si manifestavano in lei, indagine che confermò la sua assoluta innocenza e il carattere soprannaturale dei fenomeni.

Si sa che ebbe visioni riguardanti la vita di Gesù e di Maria, ma soprattutto della Passione di Cristo; ad esempio fece individuare la casa della Madonna ad Efeso e il castello di Macheronte nel quale fu decapitato san Giovanni Battista.
È diventato difficile sapere quali visioni furono effettivamente sue, perché un suo contemporaneo, il poeta e scrittore Clemente Brentano (1778-1842) le pubblicò facendo delle aggiunte e abbellimenti al suo racconto, creando così una grande confusione, che pesò fortemente sul futuro processo di beatificazione. Anna Caterina Emmerick morì a Dülmen il 9 febbraio 1824, diventando una delle Serve di Dio più conosciute in Europa. Per l’appartenenza da suora all’Ordine delle Canonichesse Regolari, i monaci Canonici Regolari di sant’Agostino promossero la sua causa di beatificazione, che come già accennato subì varie battute di arresto, interventi di vescovi e dello stesso papa Leone XIII, coinvolgimenti nelle vicende politiche della Germania, ecc., finché il 4 maggio 1981 ci fu il decreto sull’introduzione della causa.

Le profezie della Beata Anna Caterina Emmerich
“Vidi anche il rapporto tra i due papi… Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità… Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo”. (13 maggio 1820)
“Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo… Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel cielo”.
“Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola… Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto… C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo…”. (12 settembre 1820)
“Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana… Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni.
C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: “Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra””. (12 settembre 1820)
“Ebbi una visione del santo Imperatore Enrico. Lo vidi di notte, da solo, in ginocchio ai piedi dell’altare principale in una grande e bellissima chiesa… e vidi la Beata Vergine venire giù da sola. Ella stese sull’altare un panno rosso coperto con lino bianco, vi pose un libro intarsiato con pietre preziose e accese le candele e la lampada perpetua…
Allora venne il Salvatore in persona vestito con l’abito sacerdotale…
La Messa era breve. Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine [1]. Quando la Messa fu terminata, Maria si diresse verso Enrico e stese la sua mano destra verso di lui dicendo che questo era in riconoscimento della sua purezza. Allora lo esortò a non avere esitazioni. Dopo di ciò vidi un angelo, esso toccò il tendine della sua anca, come Giacobbe. Enrico provava grande dolore, e dal quel giorno camminò zoppicando… [2]“. (12 luglio 1820)
“Vedo altri martiri, non ora ma in futuro… Vidi le sette segrete minare spietatamente la grande Chiesa. Vicino ad esse vidi una bestia orribile che saliva dal mare… In tutto il mondo le persone buone e devote, e specialmente il clero, erano vessate, oppresse e messe in prigione. Ebbi la sensazione che sarebbero diventate martiri un giorno.
Quando la Chiesa per la maggior parte era stata distrutta e quando solo i santuari e gli altari erano ancora in piedi, vidi entrare nella Chiesa i devastatori con la Bestia. Là essi incontrarono una donna di nobile contegno che sembrava portare nel suo grembo un bambino, perché camminava lentamente. A questa vista i nemici erano terrorizzati e la Bestia non riusciva a fare neanche un altro passo in avanti. Essa proiettò il suo collo verso la Donna come per divorarla, ma la Donna si voltò e si prostrò [in segno di sottomissione a Dio; N.d.R.], con la testa che toccava il suolo.
Allora vidi la Bestia che fuggiva di nuovo verso il mare, e i nemici stavano scappando nella più grande confusione… Poi vidi, in grande lontananza, grandiose legioni che si avvicinavano. Davanti a tutti vidi un uomo su un cavallo bianco. I prigionieri venivano liberati e si univano a loro. Tutti i nemici venivano inseguiti. Allora, vidi che la Chiesa veniva prontamente ricostruita, ed era magnifica più di prima”. (Agosto-ottobre 1820)
“Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono veramente in una così grande afflizione che bisognerebbe implorare Dio giorno e notte”. (10 agosto 1820)
“La scorsa notte sono stata condotta a Roma dove il Santo Padre, immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per evitare le incombenze pericolose. Egli è molto debole ed esausto per i dolori, le preoccupazioni e le preghiere. Ora può fidarsi solo di poche persone; è principalmente per questa ragione che deve nascondersi. Ma ha ancora con sé un anziano sacerdote di grande semplicità e devozione. Egli è suo amico, e per la sua semplicità non pensavano valesse la pena toglierlo di mezzo.
Ma quest’uomo riceve molte grazie da Dio. Vede e si rende conto di molte cose che riferisce fedelmente al Santo Padre. Mi veniva chiesto di informarlo, mentre stava pregando, sui traditori e gli operatori di iniquità che facevano parte delle alte gerarchie dei servi che vivevano accanto a lui, così che egli potesse avvedersene”.
“Non so in che modo la scorsa notte sono stata portata a Roma, ma mi sono trovata vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore, e ho visto tanta povera gente che era molto afflitta e preoccupata perché il Papa non si vedeva da nessuna parte, e anche per via dell’inquietudine e delle voci allarmanti in città.
La gente sembrava non aspettarsi che le porte della chiesa si aprissero; essi volevano solo pregare fuori. Una spinta interiore li aveva condotti là. Ma io mi trovavo nella chiesa e aprii le porte. Essi entrarono, sorpresi e spaventati perché le porte si erano aperte. Mi sembrò che fossi dietro la porta e che loro non potessero vedermi. Non c’era alcun ufficio aperto nella chiesa, ma le lampade del Santuario erano accese. La gente pregava tranquillamente.
Poi vidi un’apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe stata molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare ferventemente… Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre abbandoni Roma”. (25 agosto 1820)
“Vidi la Chiesa di San Pietro: era stata distrutta ad eccezione del Santuario e dell’Altare principale [3]. San Michele venne giù nella chiesa, vestito della sua armatura, e fece una pausa, minacciando con la spada un certo numero di indegni pastori che volevano entrare. Quella parte della Chiesa che era stata distrutta venne prontamente recintata… così che l’ufficio divino potesse essere celebrato come si deve. Allora, da ogni parte del mondo vennero sacerdoti e laici che ricostruirono i muri di pietra, poiché i distruttori non erano stati capaci di spostare le pesanti pietre di fondazione”. (10 settembre 1820)
“Vidi cose deplorevoli: stavano giocando d’azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano anche corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. I sacerdoti permettevano tutto e dicevano la Messa con molta irriverenza. Vidi che pochi di loro erano ancora pii, e solo pochi avevano una sana visione delle cose. Vidi anche degli ebrei che si trovavano sotto il portico della chiesa. Tutte queste cose mi diedero tanta tristezza”. (27 settembre 1820)
“La Chiesa si trova in grande pericolo. Dobbiamo pregare affinché il Papa non lasci Roma; ne risulterebbero innumerevoli mali se lo facesse. Ora stanno pretendendo qualcosa da lui. La dottrina protestante e quella dei greci scismatici devono diffondersi dappertutto. Ora vedo che in questo luogo la Chiesa viene minata in maniera così astuta che rimangono a mala pena un centinaio di sacerdoti che non siano stati ingannati. Tutti loro lavorano alla distruzione, persino il clero. Si avvicina una grande devastazione”. (1 ottobre 1820)
“Quando vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest’opera di distruzione – nessuno di loro desiderava farlo apertamente davanti agli altri -, ero talmente dispiaciuta che chiamai Gesù con tutta la mia forza, implorando la Sua misericordia. Allora vidi davanti a me lo Sposo Celeste ed Egli mi parlò per lungo tempo…
Egli disse, fra le altre cose, che questo trasferimento della Chiesa da un luogo ad un altro significava che essa sarebbe sembrata in completo declino. Ma sarebbe risorta. Anche se rimanesse un solo cattolico, la Chiesa vincerebbe di nuovo perché non si fonda sui consigli e sull’intelligenza umani. Mi fece anche vedere che non era rimasto quasi nessun cristiano, nell’antico significato della parola”. (4 ottobre 1820)
“Mentre attraversavo Roma con San Francesco e altri santi, vedemmo un grande palazzo avvolto dalle fiamme, da cima a fondo. Avevo tanta paura che gli occupanti potessero morire bruciati perché nessuno si faceva avanti per spegnere il fuoco. Tuttavia, mentre ci avvicinavamo il fuoco diminuì e noi vedemmo un edificio annerito. Attraversammo un gran numero di magnifiche stanze, e finalmente raggiungemmo il Papa. Era seduto al buio e addormentato su una grande poltrona. Era molto ammalato e debole; non riusciva più a camminare.
Gli ecclesiastici nella cerchia interna sembravano insinceri e privi di zelo; non mi piacevano. Parlai al Papa dei vescovi che presto dovevano essere nominati. Gli dissi anche che non doveva lasciare Roma. Se l’avesse fatto sarebbe stato il caos. Egli pensava che il male fosse inevitabile e che doveva partire per salvare molte cose… Era molto propenso a lasciare Roma, e veniva esortato insistentemente a farlo…
La Chiesa è completamente isolata ed è come se fosse completamente deserta. Sembra che tutti stiano scappando. Dappertutto vedo grande miseria, odio, tradimento, rancore, confusione e una totale cecità. O città! O città! Cosa ti minaccia? La tempesta sta arrivando; sii vigile!”. (7 ottobre 1820)
“Ho anche visto le varie regioni della terra. La mia Guida [Gesù] nominò l’Europa e, indicando una regione piccola e sabbiosa, espresse queste sorprendenti parole: “Ecco la Prussia, il nemico”. Poi mi mostrò un altro luogo, a nord, e disse: “questa è Moskva, la terra di Mosca, che porta molti mali”. (1820-1821)
“Fra le cose più strane che vidi, vi erano delle lunghe processioni di vescovi. Mi vennero fatti conoscere i loro pensieri e le loro parole attraverso immagini che uscivano dalle loro bocche. Le loro colpe verso la religione venivano mostrate attraverso delle deformità esterne. Alcuni avevano solo un corpo, con una nube scura al posto della testa. Altri avevano solo una testa, i loro corpi e i cuori erano come densi vapori. Alcuni erano zoppi; altri erano paralitici; altri ancora dormivano oppure barcollavano”. (1 giugno 1820)
“Quelli che vidi credo che fossero quasi tutti i vescovi del mondo, ma solo un piccolo numero era perfettamente retto. Vidi anche il Santo Padre – assorto nella preghiera e timoroso di Dio. Non c’era niente che lasciasse a desiderare nella sua apparenza, ma era indebolito dall’età avanzata e da molte sofferenze. La testa pendeva da una parte all’altra, e cadeva sul petto come se si stesse addormentando. Egli aveva spesso svenimenti e sembrava che stesse morendo. Ma quando pregava era spesso confortato da apparizioni dal Cielo. In quel momento la sua testa era dritta, ma non appena la faceva cadere sul petto vedevo un certo numero di persone che guardavano rapidamente a destra e a sinistra, cioè in direzione del mondo.
Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione.
In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre”. (1820)
“Vedo molti ecclesiastici che sono stati scomunicati e che non sembrano curarsene, e tantomeno sembrano averne coscienza. Eppure, essi vengono scomunicati quando cooperano (sic) con imprese, entrano in associazioni e abbracciano opinioni su cui è stato lanciato un anatema. Si può vedere come Dio ratifichi i decreti, gli ordini e le interdizioni emanate dal Capo della Chiesa e li mantenga in vigore anche se gli uomini non mostrano interesse per essi, li rifiutano o se ne burlano”. (1820-1821)
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“Vidi molto chiaramente gli errori, le aberrazioni e gli innumerevoli peccati degli uomini. Vidi la follia e la malvagità delle loro azioni, contro ogni verità e ogni ragione. Fra questi c’erano dei sacerdoti e io con piacere sopportavo le mie sofferenze affinché essi potessero ritornare ad un animo migliore”. (22 marzo 1820)
“Ho avuto un’altra visione della grande tribolazione. Mi sembrava che si pretendesse dal clero una concessione che non poteva essere accordata. Vidi molti sacerdoti anziani, specialmente uno, che piangevano amaramente. Anche alcuni più giovani stavano piangendo. Ma altri, e i tiepidi erano fra questi, facevano senza alcuna obiezione ciò che gli veniva chiesto. Era come se la gente si stesse dividendo in due fazioni”. (12 aprile 1820)
“Vidi un nuovo Papa che sarà molto rigoroso. Egli si alienerà i vescovi freddi e tiepidi. Non è un romano, ma è italiano. Proviene da un luogo che non è lontano da Roma, e credo che venga da una famiglia devota e di sangue reale. Ma per qualche tempo dovranno esserci ancora molte lotte e agitazioni”. (27 gennaio 1822)
“Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Ne risulterà una grande confusione. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un’armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro”. (22 ottobre 1822)
“Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa… Ma Dio aveva altri progetti”. (22 aprile 1823)
“Vorrei che fosse qui il tempo in cui regnerà il Papa vestito di rosso. Vedo gli apostoli, non quelli del passato ma gli apostoli degli ultimi tempi e mi sembra che il Papa sia fra loro.”
“Nel centro dell’inferno ho visto un abisso buio e dall’aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene…Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno di Cristo 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare; ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati molto prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini e servano come strumenti della vendetta divina.”
“Un uomo dal viso pallido fluttuava lentamente al di sopra della terra e, sciogliendo i drappi che avvolgevano la sua spada, li gettò sulle città addormentate, che vennero legate da questi. Questa figura gettò la pestilenza sulla Russia, l’Italia e la Spagna. Attorno a Berlino vi era un fiocco rosso e da lì venne in Westfalia. Ora la spada dell’uomo era sguainata, strisce rosse come il sangue pendevano dall’impugnatura e il sangue che grondava da questa cadeva sulla Westfalia [4]“.
“Gli ebrei ritorneranno in Palestina e diverranno cristiani verso la fine del mondo.”